Ieri mi è venuta a trovare…gioia

Ieri è venuta a trovarmi GIOIA. Sono scesa dal letto al mattino e lei era già lì ad aspettarmi, sorridente come sempre. Mi ha preso per mano e mi ha aiutato a vestirmi. Insieme abbiamo scelto dei vestiti adatti ad un pic-nic e abbiamo preparato lo zaino. Continua a leggere Ieri mi è venuta a trovare…gioia

6 cose che funzionano nel chiedere aiuto nella salute mentale

Quando iniziamo a stare male non sempre ci riesce facile chiedere aiuto, non sempre sappiamo come fare, dove andare o non sempre il nostro messaggio viene compreso. Alla luce della nostra esperienza, ci sentiamo di dare alcuni consigli e a cosa stare attenti.  

1.Chiedere aiuto a persone che ci fanno stare bene

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Devi fare ciò che ti fa stare bene! Le strategie di coping

Le strategie di coping

Nella riabilitazione spesso ci troviamo a fare i conti con le strategie di coping. Ma cosa sono?

Secondo wikipedia: coping (termine inglese traducibile con “strategia di adattamento”) indica l’insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare problemi personali ed interpersonali, allo scopo di gestire, ridurre o tollerare lo stress ed il conflitto[

In altre parole, le strategie di coping sono tutte quelle strategie che ci aiutano a stare bene, rilassarci o “rassicurarci” quando sentiamo che il nostro livello di stress aumenta,

Sono importanti queste strategie perché, oltre a capire meglio come funziona la nostra malattia, ci aiutano anche ad avere meno sintomi in quanto, abbiamo notato, i sintomi aumentano quando ci sentiamo sotto stress!

L’altro giorno in attività, abbiamo provato a rifletterci in gruppo e abbiamo notato che possono esserci strategie funzionali e disfunzionali. In cosa sta la differenza?

  1. Quelle funzionali, che non sono proprio facilissime da trovare o mettere in campo, ci aiutano a fronteggiare lo stress e stare bene ma senza grossi rischi per la salute.
  2. Quelle disfunzionali, invece, sono quelle che sul momento possono aiutare a farci stare meglio ma ti lasciano un po’ con l’amaro in bocca. Come se il bilancio tra benefit e spese, a lungo andare, fosse sbilanciato verso la seconda.

Forse la nostra sfida nella recovery sta proprio in questo: provare a vedere se nuove strategie funzionali possono funzionare per vecchi meccanismi. 

Intanto ci siamo allenati a fare una lista e le abbiamo divise tra:

  • da soli;
  • in compagnia.

DA FARE DA SOLI

  • Mangiare e bere bene: coccolarsi con un po’ di cioccolato MA gestire il cibo in modo equilibrato!
  • Terme
  • Palestra
  • Passeggiata
  • Sport
  • Andare in bicicletta
  • Visite e gite
  • Andare in Moto
  • Farsi una Doccia
  • Pensare ai nonni e alle persone che mi vogliono bene
  • Uscire nel weekend
  • Musica, film, cinema, TV, PC, danza, teatro
  • Cucinare
  • Leggere
  • Disegnare e dipingere -> occupare il tempo con creatività
  • Sognare
  • Trovare un impegno adatto a me
  • Dormire un po’ di più la mattina
  • Stare da soli tranquilli
  • Shopping
  • Terapia della risata
  • Smettere di fumare
  • Fumare
  • Piangere e buttare fuori

DA FARE IN COMPAGNIA

  • Uscite nel weekend
  • Sesso
  • Palestra
  • Giochi da tavolo
  • Terapia della risata
  • Stare con i bambini
  • Bowling
  • Sentire qualcuno che ti vuole bene e te lo dimostra
  • Non parlare con chi mi crea tensione
  • Vedere un amico
  • Gentilezza
  • Sentire famigliari
  • Stare insieme agli altri per non sentirsi soli
  • Sorriso sincero
  • Essere protagonista del gruppo
  • Condividere il malessere con persone fidate

E tu? Quali strategie di coping hai? 

Storia di un giovane ragazzo: ovvero come lanciare i dadi e inventare una storia (Parte II)

Provate a scrovere una storia con le seguenti parole: BASTONE; TARTARUGA; PESCE; ALBERO; MONDO; PONTE; FIAMMA; VIGNETTA; STELLA CADENTE.

Io ci ho provato e questo è il mio risultato, buona lettura!

Un giovane ragazzo un bel giorno d’estate, in una notte piena di stelle cadenti, con un cielo limpido e stellato andò dai suoi genitori che se ne stavano su un prato verde e infinito, li salutò levandosi il cappello e disse addio al suo vecchio nonno appoggiato al suo bastone davanti al fuoco; quella notte il giovane ragazzo se ne sarebbe partito e forse non sarebbe mai più ritornato. E fu così che andò, quella notte, il ragazzo, il cui nome era Geremia, attraversò il ponte che portava a casa sua e se ne andò nella notte; partì per vedere il mondo, studiare e conoscere i pesci esotici più strani, le tartarughe e anche gli alberi. Girò il mondo intero per circa trent’anni  imbarcandosi sulle navi, o spostandosi a cavallo; e scoprì che neanche il cielo era uno solo.

 

Jack

Le cose che non sopporto

Dirsi cosa non sopportiamo è importante come dire che cosa ci piace. Questo è il mio allenamento di oggi: buona lettura!

Le cose che non sopporto sono varie e per il momento ne descrivo 8.

  • Non sopporto le melanzane perchè non mi piace il gusto che è molto forte.
  • Non sopporto i carciofi perchè sono molto amari.
  • Non sopporto le persone maleducate perchè mi mancano di rispetto.
  • Non sopporto gli uomini che mi stringono e che mi abbracciano forte quando mi vogliono salutare  perchè mi sento oppressa e mi spaventa.
  • Non sopporto le persone che mi prendono in giro e che mi deridono perchè mi sento offesa.
  • Non sopporto camminare a lungo perchè sudo molto e mi stanco.
  • Non sopporto le persone che sono razziste perchè sono maleducate e si comportano male con le persone diverse da loro.
  • Non sopporto le persone arroganti perchè mi mettono a disagio e mi spaventano….

…e tu? cosa non sopporti?

M.

La storia di Paolo: ovvero come lanciare i dadi e inventare una storia

“Prova a scrivere una storia con le seguenti parole: torre, calamita, stella cometa, pesce, freccia”.

Questo è quello che mi ha detto l’educatrice stamattina durante l’attività ed ho voluto giocare con la mia creatività.

Ecco cosa ne è uscito fuori…buona lettura!

 

Il desiderio di Paolo

Paolo era un ragazzo sempre allegro, magro e minuto con una faccia sempre felice  che abitava in una torre a ridosso del mare. Viveva da solo Paolo e il suo tempo lo passava davanti a un pallottoliere dove nei giorni di mareggiata, con l’aiuto di un dado, contava quanti fulmini si abbattevano sul mare. Guardava spesso quell’immensa distesa d’acqua e una bella sera in una notte tersa senza una nuvola assistette a una cosa molto strana, il passaggio di una stella cometa che si abbatté come una freccia sulla profondità del mare. Impaurito ma curioso aveva come l’impressione che una strana forza lo attirasse, come una calamita negli abissi dell’oceano e così decise di scendere dalla torre e pian piano avvicinarsi alle onde per poi immergersi dove il fulmine si era scagliato.Nuotò per ore ed ore e alla fine stanco e infreddolito si riposo sulla spiaggia. Dormi profondamente e il giorno dopo al risveglio non si trovo più le gambe e le braccia ma strani arti mollicci ne avevano preso posto. Era diventato un pesce, un pesce tutto colorato dalla bocca grande e dal peso enorme.

L.

 

Social Network: che uso ne facciamo?

Due mesi fa un mio amico mi ha aiutato ad istallare Facebook. Diciamo che non sento molto la necessità di comunicare tramite i social. Era più la curiosità, anche se devo essere onesto, è un buon portale per i disegni che faccio.

Forse, escludendo l’uso di Facebook, il modo che adotto per relazionarmi e per comunicare è discutere le mie esperienze scambiando emozioni e stati d’animo.

Penso che le relazioni con Facebook lascino il tempo che trovano: sono fredde e rischiano di aumentare le distanze tra le persone.

L.

Costruire

Se penso a cosa significa “costruire” in relazione al mio percorso in Meridiana mi viene da pensare alle relazioni interpersonali.

Le relazioni qua in comunità le sto sviluppando giorno dopo giorno e sto scegliendo io quali sviluppare.

Sto sviluppando anche amicizie esterne alla comunità grazie alle attività che svolgo fuori, come la zumba e lo stage. Sto cercando di portarle avanti con costanza, cercando di superare le emozioni negative che alle volte si fanno sentire.

Sto cercando di scoprire anche la gioia nelle relazioni interpersonali.

il mio tirocinio in P.N.L.

 

buongiorno cari lettori di M.N., con la comunità la “Meridiana” ho avuto la possibilità di fare dei tirocinii, quest’ultimo era in Polis Nova Lavoro (P.N.L.) dopo nove mesi di tirocinio, mi ritrovo a scrivere questa esperienza: bella, positiva e sopratutto portata a termine con successo, è di questo ne vado fiero perchè era anche faticoso ma nonostante tutte le intemperie del mal tempo posso dire “ci siamo riusciti!”….ho imparato tante cose anche perchè le mansioni erano diverse poi con il tempo erano sempre le stesse quindi mi sono velocizzato su mansioni semplici,anche su quelle un pò piu’ complesse,sono riuscito a portarle a termine. Ho imparato che il lavoro costa fatica ma dà tanta soddisfazione nel vedere che i bilanci delle varie verifiche sono stati positivi e buoni,…mi porto a casa tante cose positive di me che prima non conoscevo o comunque davo per scontato ad esempio: il mio essere timido, insicuro, avere l’autostima sotto i piedi ecc…tutte cose abbastanza superate questo grazie alle persone positive che ho incontrato che hanno creduto in me e che mi hanno dato la possibilità di “crescere“.