Estate e…una nuova stagione

È trascorsa l’estate e ora ci si avvia verso una nuova stagione. Durante l’estate sono state fatte più gite in comunità: alla Biennale di Venezia in giugno, a Padovaland e al mare di Sottomarina in luglio. C’è stata inoltre la possibilità di organizzare vacanze e io sono stato con mia mamma cinque giorni sul mare di Misano, nelle marche.

Il resto dei giorni li ho spesi in comunità, cercando di tenermi impegnato tra computer, lettura, film e serie TV. I giorni sono trascorsi abbastanza bene a parte qualche momento in cui mi trovavo con altre persone e subentrava un’ansia particolare di dover dire qualcosa per uscire dall’imbarazzo del mio silenzio abituale.

A Misano è andato tutto bene a parte un giorno, in visita a Sant’Arcangelo di Romagna, in cui mi trascinavo per la stanchezza.

Dopo una pausa dalle attività pomeridiane in Meridiana di due settimane, si è ricominciato e ci si avvia verso una lunga nuova stagione.

Vorrei trovare un lavoro per cominciare a farmi un’idea delle mie capacità poste davanti dei ritmi da sostenere.

Intanto sto cercando insieme al mio operatore di riferimento una squadra sportiva in cui inserirmi, possibilmente di pallavolo. Considero questa un’ottima occasione per inserirmi in un contesto sociale anche divertente dove fare pratica di relazioni.

Mi auguro di diventare più sicuro di me, conoscermi di più e avere occasioni di uscita con i miei amici o con persone nuove senza agitarmi troppo e magari divertirmi.

Fuori di Festa e fuori dai pregiudizi

Padova, 15 giugno 2015

Sabato 6 giugno c’è stato alla Meridiana il tanto atteso appuntamento con Fuori di festa.

Era da un po’ che al gruppo “minuterie artistiche” ci si preparava a questo evento realizzando portachiavi a goccia e svuotatasche per gli alpini che si sono occupati della grigliata e portapenne per gli scout che, oltre a servire ai tavoli, si sono dati da fare in vario modo per la buona riuscita della festa. Già venerdì 5 l’aspetto esterno della Meridiana era molto diverso dal solito: le panche e i tavoli per sedersi a mangiare, il palco sotto il tendone. Sabato poi, sono stati aggiunti dei palloncini.

La festa è iniziata con l’esibizione di “Colli in Canto”, ma per quanto mi riguarda sentivo le canzoni da lontano, perché il mio ruolo era stare in cucina dove ho dato una mano ad aprire le scatole di fagioli, a tagliare i dolci e a disporre i piatti di plastica in modo che fossero facili da prendere per chi serviva a tavola. Solo quando sono andata a cena, mi sono resa conto effettivamente di quanta gente ci fosse: circa duecento persone!

Ho mangiato anche io le buonissime costicine con la polenta. Dopo aver mangiato sono andata con V. a vedere lo spettacolo serale con due cantanti davvero molto bravi. C’era un bel movimento di gente tra familiari degli ospiti, familiari del personale e, persone esterne alla comunità.

Un’azione grandiosa è stata quella di L. che ha invitato alla festa le sue compagne di Zumba e l’istruttrice, scegliendo così di mettersi veramente in gioco sul fatto di stare in una comunità psichiatrica. Questa realtà, come le malattie mentali in genere, portano con sè molti pregiudizi forse perché poco conosciute.

Gita alla biennale di Venezia

Siamo stati invitati quest’anno dalla Biennale di Venezia, a partecipare alla mostra. Siamo andati in Via Torino alla presentazione dell’evento che c’è stato illustrato da una guida. Ci ha spiegato che la mostra riguardava un’esposizione di opere d’arte contemporanea e ci ha mostrato alcuni esempi sul computer. Ricordo che mi ha colpito un’immagine di una donna sdraiata con due uova all’occhio di bue su ciascun seno. Ho fatto fatica a interpretare quell’immagine, anche se la guida ha detto che l’arte contemporanea è libera di interpretazione.

Mercoledì 17 giugno ci siamo recati alla mostra di Venezia. Il viaggio all’andata è stato divertente: abbiamo preso il treno e poi il battello. È stato bello vedere Venezia via acqua.

Arrivati a destinazione abbiamo trovato la guida che ci ha portato in giro per i padiglioni di vari Paesi. In generale, mi è piaciuto e anche interessato. Il padiglione che mi è piaciuto di più è stato quello del Giappone, che era composto da tanti fili che cadevano dal soffitto e sui quali era attaccata una chiave su ciascun filo. IL viaggio di ritorno è stato un po’ lungo perché ci siamo fermati a piedi fino alla stazione di Venezia, ma è stato anche bello vedere Venezia camminando a piedi. Un’esperienza da ripetere!

Velentina

 

Un mercoledì mattina siamo partiti dalla “Meridiana” per andare a Venezia a visitare la biennale, che è una mostra di arte contemporanea dove con le varie opere i vari artisti si espongono al pubblico, siamo andati in treno e vaporetto e il nostro mitico furgoncino della meridiana!!! Devo dire che il viaggio è stato bello soprattutto in vaporetto è molto rilassante!!! Poi alla biennale abbiamo avuto la guida che ci ha illustrato un po’ di storia dei giardini della biennale e varie strutture di alcuni artisti. A me ha colpito molto varie opere ad esempio i vari orologi che c’erano nel padiglione dell’Australia o le chiavi appese a un filo di lana rosso,ma anche l’albero nel padiglione Francese; secondo me è una bella esperienza positiva da rifare sicuramente!!!

La mia estate e le mie uscite

La mia estate 2015 è andata molto bene perché anche se ho dovuto ricorrere al day hospital non ho fatto più ricoveri in reparto e questa è una grande cosa per me.

A luglio siamo andati un giorno al mare a Sottomarina, devo dire che sono stata a mio agio, entusiasta dopo tre anni e mezzo che non vedevo il mare

Siamo stati in buona compagnia poi a ferragosto sono andata a casa da mia madre e il permesso è andato bene, positivo, poi le uscite in comunità sono state piacevoli: a mangiare un gelato, a stare in buona compagnia in giro con la Valentina e gli altri in centro in piazza dei signori.

Finalmente ce l’ho fatta a smuovermi dalla comunità.

Per la nuova stagione mi aspetto a fine anno di ritornare in Polis Nova e un tirocinio col sil.

G.

I lavori svolti da Fabrizio in passato

Salve! Amici! Oggi vi voglio raccontare tutti i lavori che ho svolto durante la mia vita. Sì! Per prima cosa, vi annuncio che ne ho fatti molti, per cominciare all’età di 9 anni, ho lavorato come commesso apprendista in un minimarket, vicino casa mia (AP), per 3 anni solo tutta l’estate; poi sempre per 3 anni successivi, cioè dall’età di 12 ai 15 anni ho lavorato come apprendista bagnino nei chalet di Lido di Fermo (AP), sempre nelle stagioni estive. Poi a 16 anni lasciai la scuola e intrapresi il lavoro di calzaturificio a Porto S’Elpidio di (AP) e lo feci per circa 3 anni, sempre come apprendista. Dopo di che andai a fare il servizio militare e la mia mansione era di essere responsabile del reparto alimentari come caporale per circa 8 mesi, fino alla fine del servizio di Leva. Arrivati ai 20 anni, lavorai come muratore ad Ascoli per circa 4 anni come operaio qualificato, poi a 25 anni lavorai come operaio generico in una lavanderia industriale di Porto S. Giorgio (AP), e questo per circa 2 anni ed per i successivi 3 anni, cioè da 27 ai 30 anni, ho lavorato in una fonderia per ghisa a Vicenza Nord. Si! Amici miei! Questi sono i lavori che ho svolto durante la mia vita passata, volete sapere cosa ho fatto dopo? Dopo i 30 anni? Purtroppo la mia schizofrenia si è talmente aggravata che mi sono ricoverato in psichiatria per circa 15 anni e l’unico lavoro che la psichiatria mi ha fatto svolgere con successo è quello di lavorare in una cooperativa di cucina a Padova, questo avviene tutt’ora da quando avevo 41 anni, infatti adesso sono in malattia per riprendermi da una brutta ricaduta che ho fatto. Si! Amici miei! Questo è tutto quello che vi posso dire dei lavori svolti in passato, spero che ne sia valsa la pena e spero che a qualcuno sia stato utile. Grazie per la vostra attenzione e vi saluto calorosamente con un bell’arrivederci! Ciao!

Intervista a Cristina

Cristina R, ex utente diurna della CTRP, è stata da poco assunta a tempo indeterminato in una importante azienda. Cristina ha partecipato al progetto TANDEM, un percorso graduale di inserimento lavorativo. Ecco l’intervista fatta da alcuni ragazzi che stanno iniziando adesso un percorso simile.

Buona lettura

Come ti sei sentita quando ti è stato proposto il progetto Tandem?

Cristina: Il progetto era di iniziare con due ore ogni 2-3 giorni, via via aumentando. All’inizio ero un po’ preoccupata; ho già avuto diverse esperienze nei supermercati, però era da un po’ che ero ferma, e quindi non sapevo memorizzare le cose, le corsie. Da noi è molto grande, ci sono 31 corsie, è immenso.

Quali timori hai avuto all’inizio? Ci hai creduto fin dall’inizio, o eri scettica?

Forse un po’ scettica, anche perché era stata un’estate un po’ particolare, però ho provato anche a fidarmi del mio istinto. Se avevo bisogno di qualcosa chiedevo a Barbara, la mia tutor (il caporeparto della profumeria); mano a mano che avevo bisogno chiedevo, ed ero più tranquilla.

Quanto tempo sei stata in Meridiana prima di iniziare il tandem?

Ho fatto uno stacco e poi sono tornata; sono arrivata nel 2006. Forse 4 anni, ma con lo stacco. Poi ho fatto anche Servizio Civile nel 2008-2009.

Il passaggio dal servizio diurno al progetto Tandem è stato difficile?

Più che altro all’inizio avevo un po’ di stress, per prendere l’autobus, venire qua (in CTRP) a mangiare. Però sono stata seguito molto bene da Lorenza, all’inizio veniva a prendermi, quindi sono stata molto monitorata.

Avevi già avuto altre esperienze lavorative al di fuori della Meridiana?

Sì. L’ultima risale al 2008, quando avevo fatto un anno di Servizio Civile a Campo San Martino con i disabili.

Come ti sei sentita a sostenere i colloqui di lavoro?

Sono sempre un po’ nervosa, perché non sai mai cosa ti chiedono, cosa dire, hai paura di sbagliare. Però sono andati. L’unica cosa che mi ha detto il Direttore (che adesso è da un’altra parte) è che all’Interspar si lavora tanto; ma penso anche in altri lavori, non solo lì.

Come hai gestito l’ansia del primo giorno? Cos’hai provato rispetto alle varie mansioni? C’era ansia?

Devo aver fatto un paio di ore il primo giorno, ho iniziato a sistemare la merce, a posizionarla. Avevo un po’ di ansia, ma c’era sempre la Lorenza come un falco! Poi mi avevano concesso anche di fumare durante la pausa… La pausa aiuta secondo me.

Come hai gestito le situazioni più stressanti, per esempio con colleghi poco accoglienti, clienti scortesi? Come ne sei uscita?

Capitano anche adesso, dopo tre anni. Succede, anche perché adesso, da un po’, abbiamo il badge e dobbiamo metterlo sulla maglietta. Colleghi scortesi: ce n’è uno, ma tutti lo evitano.

È più facile con i colleghi o con i clienti scortesi?

Vado abbastanza d’accordo con quasi tutti i colleghi. Con i clienti dipende da cosa vogliono, perché a volte non hanno le idee chiare, magari vedono una pubblicità, vengono lì e vogliono subito il prodotto. Ma noi spieghiamo che non è proprio così, perché dipende da chi è in ufficio, devono controllare prima e il prodotto funziona o no, e poi lo mettono in vendita. C’è la “strategia di marketing”.

Ti sei sentita integrata nel gruppo di colleghi, e quanto ci hai messo?

Sì, anche perché poi sono dovuta andare anche in altre corsie (corsia del caffè, delle brioche, delle patatine, un po’ di tutto).

Hai mai pensato “mollo tutto” nel Tandem?

Forse sì. Io sono una persona esigente verso se stessa, quindi quando vedevo che non facevo una cosa molto bene, mi scocciava un po’. Sono un po’ perfezionista sul lavoro.

Che cosa ti ha fatto superare l’idea del “mollo tutto”?

Il lavoro mi piaceva, avevo la Barbara come mio punto di riferimento, e il lavoro per me era una grande soddisfazione e ho raccolto i suoi frutti.

Quali sono le motivazioni che ti hanno sostenuto durante il progetto Tandem?

Riuscire negli obiettivi che avevamo concordato.

Sei riuscita a renderti indipendente del tutto nella parte finale del progetto Tandem?

Alla fine sì, perché dopo il monitoraggio prendevo l’autobus da sola; al lavoro ero autonoma.

Com’era il rapporto con i tuoi superiori?

C’è un buon rapporto. Non mi mettono soggezione, se non urlano!

Cristina ti è capitato di diventare amica di qualche collega?

Mi è capitato con Barbara che siamo uscite a mangiare con mio papà e mio fratello, per il resto no..

È difficile alzarsi al mattino in tempo, prendere gli autobus ed essere al lavoro in orario?

Qualche volta è difficile alzarsi, però vado a letto presto e avevo due sveglie. In tre anni non ho mai avuto ritardi.

Come ti sei trovata ad avere dei soldi da gestire?

All’inizio nel Progetto Tandem non si prendono molti soldi. Però quando ottieni il contratto a tempo determinato, le cose cambiano, perché con le 24 ore io prendevo molti più soldi, e ovviamente la pensione ti viene tolta. La gestione dipende dalla situazione in cui uno vive: se vive con i genitori, se vive da solo, se deve dare soldi in casa.

Dà soddisfazione ricevere il primo stipendio?

Sì, certo! Perché dici “alla fine me li sono guadagnati”.

Che mansioni hai svolto durante il Tandem?

Andare in magazzino, sbancalare (che vuol dire togliere il nylon dalla merce, prendere la merce e portarla in corsia), mettere a posto, fare le etichette, togliere i cartellini delle offerte vecchie per mettere quelli nuovi, fare le testate. Ci sono un sacco di cose!

Di cosa ti occupi adesso?

Per il momento sono in profumeria. Di solito sono lì, però se c’è bisogno vado anche in altre corsie. Uso anche il traspallet per portare fuori i bancali e riportarli dentro.

Ti risultano pesanti le ore di lavoro? Le pause sono sufficienti?

Dal lunedì alla domenica io faccio 4 ore al giorno, sono 24 ore settimanali tranne il venerdì, che è il mio giorno libero. Lavoro sia il sabato che la domenica. Ci sono giorni in cui dobbiamo fare le testate nuove, l’area nuova per le offerte, e quindi c’è una mole di lavoro maggiore.

Ti piace il lavoro che fai, o ti piacerebbe cambiare? Ti senti realizzata?

Sì, il lavoro che faccio mi piace e mi sento realizzata. Mi piace stare al contatto con il pubblico e anche il fatto di poter mettere i cartellini delle offerte nuove. Se c’è qualcosa che non va ne parlo con Barbara.

Ti senti responsabilizzata rispetto al lavoro che fai?

Credo che in tutti i lavori hai delle responsabilità; noi ce le abbiamo verso i clienti e anche verso i colleghi, se vediamo che qualcosa non va o dobbiamo dare delle spiegazioni alla clientela.

Essere assunta come “categorie protette” ha avuto dei pro e dei contro?

No. In generale non si fanno sconti a nessuno, ognuno deve fare il suo lavoro.

Rifaresti questa esperienza? La consiglieresti a qualcuno?

Sì, la rifarei sicuramente, anche perché con il Tandem si parte gradatamente. Sai che hai dei punti di riferimento, hai il tutor, hai gli educatori, e se c’è qualche problema parli con loro.

Qual è la differenza tra cosa chiedere al tutor e cosa chiedere all’educatore?

Dipende anche dal tipo di lavoro. Magari con l’educatore puoi parlare delle tue paure, delle tue ansie, mentre al tutor puoi chiedere se hai dubbi sul lavoro, su come fare una cosa in una determinata maniera, un consiglio pratico. Con l’educatore parli di alcune cose, con il tutor di altre; a me è capitata Barbara che è una persona buona, però magari non tutti sono così.

Quali emozioni hai provato quando ti hanno comunicato che il contratto sarebbe passato a tempo indeterminato?

Gioia, perché ero appena tornata dalle vacanze, era il 14 luglio, e ho firmato il contratto con il Direttore. Ero tanto felice! Sono riuscita a raggiungere l’obiettivo che mi ero prestabilito; ti dà una maggiore sicurezza. Però una persona non deve adagiarsi sugli allori, anzi deve essere una spinta in più per continuare e fare ancora meglio. Bisogna imparare a fare un po’ tutto.

Avere un lavoro quanto ti ha agevolato rispetto ai tuoi problemi psicologici?

Avere un lavoro secondo me è utile, perché intanto hai la testa impegnata, sai che in quelle 4 ore devi fare quelle determinate cose, e quindi devi esserci sia con la mente che con il corpo. Non puoi essere con la testa da un’altra parte.

Che differenza noti tra il tuo passato e il presente?

 Il presente lo vedo più stabile, il passato era un po’ più confuso. Il lavoro mi ha aiutato sicuramente in questo.

I tuoi familiari sono contenti?

Sì sono contenti; mio fratello se lo aspettava, mio padre mi è stato addosso parecchio (non fare ritardi ecc..), i genitori sono così, sono un po’ rompiscatole!

Adesso che hai meno tempo libero, come lo gestisci?

Io ho quasi tutti i pomeriggi liberi e il venerdì. Adesso che vivo nell’appartamento, devi fare lavatrici, pulire casa, fare la spesa; le cose che si fanno normalmente.

Quando sei a casa riesci a staccare emotivamente dal lavoro?

Si. Magari quando esco dal lavoro ci penso, però poi passa.

Come ti immagini il prossimo futuro lavorativo?

Roseo come questo, spero! Spero bene. So che a gennaio la profumeria verrà spostata, non sarà più vicino all’entrata ma sarà dove ci sono le cose elettroniche. Però penso che andrà bene.

Lavoro oggi tra utopia e realtà

  • Miraggio Con la situazione di crisi economica attuale e la conseguente disoccupazione trovare un lavoro è un obiettivo molto difficile da raggiungere.
  • Impegno Quando si ha un lavoro bisogna impegnarsi per portarlo avanti anche quando ciò comporta dei sacrifici tipo alzarsi presto la mattina, gestire l’ansia da prestazione, sopportare l’arroganza di qualche collega e l’occhio critico del capo.
  • Autonomia La conseguenza più bella del lavoro è l’autonomia, guadagnando col proprio sudore quanto basta al proprio sostentamento: questo significa anche essere soddisfatti di sé.
  • Diritto La Costituzione Italiana afferma che il lavoro è un diritto della persona. In pratica però questo diritto non è affatto garantito: bisogna armarsi di grinta e pazienza per portare curriculum vitae nei pochi posti che cercano personale, ed essere contattati anche per una risposta negativa è spesso un’utopia.
  • Ansia Recarsi nel posto di lavoro può anche comportare una certa dose di ansia che se non è troppo alta può aiutare nello svolgimento del compito a livelli buoni o ottimali.

Compleanno di Fabrizio 25 settembre 2015

Qualcuno ha detto che dobbiamo essere come gli alberi, rinnovare continuamente le foglie, ma mantenere le radici, anzi rafforzarle e affondarle nel terreno della vita sempre di più.

Le foglie sono il nostro essere in rapporto al resto del mondo, quello che cresce e si modifica, le idee, i progetti, le scelte, le radici sono ciò che abbiamo nel profondo, quello in cui crediamo.

Con questo essere vivente, simbolo per noi oggi di una vita umana vissuta, ci è più facile sentire Fabrizio come una presenza viva, che ha dato tanto e ciò che ha seminato continua a vivere e svilupparsi, rinnovarsi e moltiplicarsi: è la logica dell’amore, che non muore, non può morire, perché chi si è sentito amato mantiene dentro una forza e una ricchezza che non ha prezzo e che trasmette a tutti quelli che avvicina.

Grazie a Fabrizio e alla vita vissuta e intrecciata con tutti noi, grazie a mamma e papà che gli hanno trasmesso tutta la sua voglia di vivere, grazie a tutti coloro che lo ricordano oggi e continuano come lui a lavorare per un mondo più giusto.

Crimine o necessità?

Un mese fa circa è avvenuto un furto di 8 biciclette in Meridiana, una delle quali era mia.

I ladri sono entrati tagliando la rete proprio davanti ai portabiciclette, nel cuore della notte. Il fatto mi fu annunciato da Michele la mattina seguente, proprio mentre mi ero preparato a prendere la bici per andare a fare colazione fuori. Mi sono sentito scoraggiato e dispiaciuto, e anche un po’ in colpa dato che la mia bici non l’avevo legata, cosa che avrei dovuto fare per rendere ai ladri più difficile il compito, o quantomeno per poter dire a me stesso di aver fatto tutto quello che potevo fare.

Lì per lì, a furto avvenuto, le frustrazioni e i pensieri vittimistici possono essere tanti, ma uno che non riesco a non considerare è che di quella bici, forse, avevano più bisogno i ladri che me.

A me è capitato di rubare soldi ai miei genitori, quando non c’era verso che me li dessero spontaneamente. In quelle situazioni nessuna morale è importante, si ha bisogno di qualcosa che nessuno è disposto a darti, per cui si arriva a sentirsi costretti a mettere in atto un furto.

Penso che l’unica maniera di prevenire atti del genere sarebbe una più equa distribuzione delle risorse economiche tra tutti gli abitanti del territorio.

Disse un uomo in passato: “È più criminale derubare una banca o fondarne una?”

Desideri

Tutti abbiamo dei sogni che vorremmo realizzare. Ecco un’illustrazione dei miei desideri personali: beh prima di tutto vorrei guarire dal mio disturbo mentale e devo dire che non lo vedo un sogno impossibile in quanto qui in Meridiana sto facendo un bel percorso di consapevolezza dei miei problemi e di crescita personale; come secondo desiderio c’è quello di farmi una famiglia, o meglio, la famiglia che mi è sempre mancata. Ecco una panoramica del valore per me di famiglia: l’amore sincero e reale con il mio compagno, che sia talmente forte da accompagnarci per tutta la nostra esistenza e tale da mettere le basi per crescere il frutto del nostro sentimento: i nostri figli. Dico figli perché ne vorrei almeno due in quanto io sono figlia unica e mi è sempre mancata la spalla di un fratello/sorella con cui confrontarmi e consolarmi. Vorrei una famiglia all’insegna della comprensione, equilibrio, amore, gioia e condivisione. Non penso che sia un’utopia ma bensì un traguardo da raggiungere. Per dare vita a questo magnifico desiderio ho nel cuore la volontà di ricostruire i rapporti della mia famiglia d’origine: io e i miei genitori abbiamo tanti momenti da recuperare insieme, poiché fin da piccola ci sono stati dei pesanti contrasti tra di noi che non elenco perché c’ho messo una bella pietra sopra. Per concludere vi lascio con una citazione di un film che farà riflettere: DON’T DREAM IT BE IT!
Ovvero non fermarti a sognare solo ma vivilo in pieno!