Intervista a Cristina

Cristina R, ex utente diurna della CTRP, è stata da poco assunta a tempo indeterminato in una importante azienda. Cristina ha partecipato al progetto TANDEM, un percorso graduale di inserimento lavorativo. Ecco l’intervista fatta da alcuni ragazzi che stanno iniziando adesso un percorso simile.

Buona lettura

Come ti sei sentita quando ti è stato proposto il progetto Tandem?

Cristina: Il progetto era di iniziare con due ore ogni 2-3 giorni, via via aumentando. All’inizio ero un po’ preoccupata; ho già avuto diverse esperienze nei supermercati, però era da un po’ che ero ferma, e quindi non sapevo memorizzare le cose, le corsie. Da noi è molto grande, ci sono 31 corsie, è immenso.

Quali timori hai avuto all’inizio? Ci hai creduto fin dall’inizio, o eri scettica?

Forse un po’ scettica, anche perché era stata un’estate un po’ particolare, però ho provato anche a fidarmi del mio istinto. Se avevo bisogno di qualcosa chiedevo a Barbara, la mia tutor (il caporeparto della profumeria); mano a mano che avevo bisogno chiedevo, ed ero più tranquilla.

Quanto tempo sei stata in Meridiana prima di iniziare il tandem?

Ho fatto uno stacco e poi sono tornata; sono arrivata nel 2006. Forse 4 anni, ma con lo stacco. Poi ho fatto anche Servizio Civile nel 2008-2009.

Il passaggio dal servizio diurno al progetto Tandem è stato difficile?

Più che altro all’inizio avevo un po’ di stress, per prendere l’autobus, venire qua (in CTRP) a mangiare. Però sono stata seguito molto bene da Lorenza, all’inizio veniva a prendermi, quindi sono stata molto monitorata.

Avevi già avuto altre esperienze lavorative al di fuori della Meridiana?

Sì. L’ultima risale al 2008, quando avevo fatto un anno di Servizio Civile a Campo San Martino con i disabili.

Come ti sei sentita a sostenere i colloqui di lavoro?

Sono sempre un po’ nervosa, perché non sai mai cosa ti chiedono, cosa dire, hai paura di sbagliare. Però sono andati. L’unica cosa che mi ha detto il Direttore (che adesso è da un’altra parte) è che all’Interspar si lavora tanto; ma penso anche in altri lavori, non solo lì.

Come hai gestito l’ansia del primo giorno? Cos’hai provato rispetto alle varie mansioni? C’era ansia?

Devo aver fatto un paio di ore il primo giorno, ho iniziato a sistemare la merce, a posizionarla. Avevo un po’ di ansia, ma c’era sempre la Lorenza come un falco! Poi mi avevano concesso anche di fumare durante la pausa… La pausa aiuta secondo me.

Come hai gestito le situazioni più stressanti, per esempio con colleghi poco accoglienti, clienti scortesi? Come ne sei uscita?

Capitano anche adesso, dopo tre anni. Succede, anche perché adesso, da un po’, abbiamo il badge e dobbiamo metterlo sulla maglietta. Colleghi scortesi: ce n’è uno, ma tutti lo evitano.

È più facile con i colleghi o con i clienti scortesi?

Vado abbastanza d’accordo con quasi tutti i colleghi. Con i clienti dipende da cosa vogliono, perché a volte non hanno le idee chiare, magari vedono una pubblicità, vengono lì e vogliono subito il prodotto. Ma noi spieghiamo che non è proprio così, perché dipende da chi è in ufficio, devono controllare prima e il prodotto funziona o no, e poi lo mettono in vendita. C’è la “strategia di marketing”.

Ti sei sentita integrata nel gruppo di colleghi, e quanto ci hai messo?

Sì, anche perché poi sono dovuta andare anche in altre corsie (corsia del caffè, delle brioche, delle patatine, un po’ di tutto).

Hai mai pensato “mollo tutto” nel Tandem?

Forse sì. Io sono una persona esigente verso se stessa, quindi quando vedevo che non facevo una cosa molto bene, mi scocciava un po’. Sono un po’ perfezionista sul lavoro.

Che cosa ti ha fatto superare l’idea del “mollo tutto”?

Il lavoro mi piaceva, avevo la Barbara come mio punto di riferimento, e il lavoro per me era una grande soddisfazione e ho raccolto i suoi frutti.

Quali sono le motivazioni che ti hanno sostenuto durante il progetto Tandem?

Riuscire negli obiettivi che avevamo concordato.

Sei riuscita a renderti indipendente del tutto nella parte finale del progetto Tandem?

Alla fine sì, perché dopo il monitoraggio prendevo l’autobus da sola; al lavoro ero autonoma.

Com’era il rapporto con i tuoi superiori?

C’è un buon rapporto. Non mi mettono soggezione, se non urlano!

Cristina ti è capitato di diventare amica di qualche collega?

Mi è capitato con Barbara che siamo uscite a mangiare con mio papà e mio fratello, per il resto no..

È difficile alzarsi al mattino in tempo, prendere gli autobus ed essere al lavoro in orario?

Qualche volta è difficile alzarsi, però vado a letto presto e avevo due sveglie. In tre anni non ho mai avuto ritardi.

Come ti sei trovata ad avere dei soldi da gestire?

All’inizio nel Progetto Tandem non si prendono molti soldi. Però quando ottieni il contratto a tempo determinato, le cose cambiano, perché con le 24 ore io prendevo molti più soldi, e ovviamente la pensione ti viene tolta. La gestione dipende dalla situazione in cui uno vive: se vive con i genitori, se vive da solo, se deve dare soldi in casa.

Dà soddisfazione ricevere il primo stipendio?

Sì, certo! Perché dici “alla fine me li sono guadagnati”.

Che mansioni hai svolto durante il Tandem?

Andare in magazzino, sbancalare (che vuol dire togliere il nylon dalla merce, prendere la merce e portarla in corsia), mettere a posto, fare le etichette, togliere i cartellini delle offerte vecchie per mettere quelli nuovi, fare le testate. Ci sono un sacco di cose!

Di cosa ti occupi adesso?

Per il momento sono in profumeria. Di solito sono lì, però se c’è bisogno vado anche in altre corsie. Uso anche il traspallet per portare fuori i bancali e riportarli dentro.

Ti risultano pesanti le ore di lavoro? Le pause sono sufficienti?

Dal lunedì alla domenica io faccio 4 ore al giorno, sono 24 ore settimanali tranne il venerdì, che è il mio giorno libero. Lavoro sia il sabato che la domenica. Ci sono giorni in cui dobbiamo fare le testate nuove, l’area nuova per le offerte, e quindi c’è una mole di lavoro maggiore.

Ti piace il lavoro che fai, o ti piacerebbe cambiare? Ti senti realizzata?

Sì, il lavoro che faccio mi piace e mi sento realizzata. Mi piace stare al contatto con il pubblico e anche il fatto di poter mettere i cartellini delle offerte nuove. Se c’è qualcosa che non va ne parlo con Barbara.

Ti senti responsabilizzata rispetto al lavoro che fai?

Credo che in tutti i lavori hai delle responsabilità; noi ce le abbiamo verso i clienti e anche verso i colleghi, se vediamo che qualcosa non va o dobbiamo dare delle spiegazioni alla clientela.

Essere assunta come “categorie protette” ha avuto dei pro e dei contro?

No. In generale non si fanno sconti a nessuno, ognuno deve fare il suo lavoro.

Rifaresti questa esperienza? La consiglieresti a qualcuno?

Sì, la rifarei sicuramente, anche perché con il Tandem si parte gradatamente. Sai che hai dei punti di riferimento, hai il tutor, hai gli educatori, e se c’è qualche problema parli con loro.

Qual è la differenza tra cosa chiedere al tutor e cosa chiedere all’educatore?

Dipende anche dal tipo di lavoro. Magari con l’educatore puoi parlare delle tue paure, delle tue ansie, mentre al tutor puoi chiedere se hai dubbi sul lavoro, su come fare una cosa in una determinata maniera, un consiglio pratico. Con l’educatore parli di alcune cose, con il tutor di altre; a me è capitata Barbara che è una persona buona, però magari non tutti sono così.

Quali emozioni hai provato quando ti hanno comunicato che il contratto sarebbe passato a tempo indeterminato?

Gioia, perché ero appena tornata dalle vacanze, era il 14 luglio, e ho firmato il contratto con il Direttore. Ero tanto felice! Sono riuscita a raggiungere l’obiettivo che mi ero prestabilito; ti dà una maggiore sicurezza. Però una persona non deve adagiarsi sugli allori, anzi deve essere una spinta in più per continuare e fare ancora meglio. Bisogna imparare a fare un po’ tutto.

Avere un lavoro quanto ti ha agevolato rispetto ai tuoi problemi psicologici?

Avere un lavoro secondo me è utile, perché intanto hai la testa impegnata, sai che in quelle 4 ore devi fare quelle determinate cose, e quindi devi esserci sia con la mente che con il corpo. Non puoi essere con la testa da un’altra parte.

Che differenza noti tra il tuo passato e il presente?

 Il presente lo vedo più stabile, il passato era un po’ più confuso. Il lavoro mi ha aiutato sicuramente in questo.

I tuoi familiari sono contenti?

Sì sono contenti; mio fratello se lo aspettava, mio padre mi è stato addosso parecchio (non fare ritardi ecc..), i genitori sono così, sono un po’ rompiscatole!

Adesso che hai meno tempo libero, come lo gestisci?

Io ho quasi tutti i pomeriggi liberi e il venerdì. Adesso che vivo nell’appartamento, devi fare lavatrici, pulire casa, fare la spesa; le cose che si fanno normalmente.

Quando sei a casa riesci a staccare emotivamente dal lavoro?

Si. Magari quando esco dal lavoro ci penso, però poi passa.

Come ti immagini il prossimo futuro lavorativo?

Roseo come questo, spero! Spero bene. So che a gennaio la profumeria verrà spostata, non sarà più vicino all’entrata ma sarà dove ci sono le cose elettroniche. Però penso che andrà bene.

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